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Va Pensiero

ITALIAN - COLOMBIAN NETWORK
Organo Ufficiale della Associazione Italiani in Colombia - AICO
(P.G. Nro 375 Risoluzione 17 Giugno 2003)

Direttore
Gianfranco Chiappo
Redazione Cartagena
Edmondo Franchina
Vittorio Golin
Riccardo Ferreri
Redazione Bogotá
Giorgio Gatti
Redazione Italia
Pasquale Di Gregorio

Redazione Cooperazione
Marcello Pini
Redazionei ANA

Luigi Paccazocco
Gastone Vincenti
Corrispondente Cali
Nathalie Michelin
Corrispondente Villavicencio
Jessica Ramirez
Corrispondente Medellin
Sergio Forgioli

Redazione Cartagena
Bocagrande, Av. San Martin
N. 9-145, Ed. Nautilus Of.901
Tel. (+57) 5-665.39.62
Fax. (+57) 5-659304
Redazione Bogotá
Cra.15 n.79-69-Of.510
Tel. 6559810 - Fax 2189236
Redazione Italia
Via Stampatori 19 10122 Torino

Edizione N° 88 del 19 - 07 - 2008
News
Indice delle notizie
1.
Editoriale.
2.

Cooperazione:
a)Un disastro ....evitabile. Volando sui grandi fiumi della Colombia.

b)I Monti di Maria ...Uscendo dal conflitto.

3.
ANA- Arriva il Gruppo Colombia: Alpini.....nei barrios.
4.
Liberate......la Cocaina!!.
______Editoriale ______

Finalmente…..orgogliosi!!
Inizio con una esclamazione che riassume un sentimento troppe volte represso per tanti differenti motivi in cui il nome di Italia si associa con aggettivi negativi che ne hanno profondamente minato l’immagine, pero’ oggi no.
Oggi presentiamo alcuni dei momenti e dei volti che fanno di noi italiani uno dei popoli piu’ ricco di umanita’ e di impegno: la coperazione. Termine che e’ stato spesso bistrattato anche perche’ male usato e in termini impropri e vede invece in queste presenze, come pure in innumerevoli altre, lo sposarsi di competenze e volonta’.
Lo dedichiamo ad alcuni programmi e momenti operativi in Bolivar (dipartimento della Colombia) accostando importanti progetti a atti minimali ma altrettanto significativi.

Inoltre apriamo un nuovo fronte quanto mai attuale e fonte di tanti lutti e fiumi di sangue che paesi come la Colombia continuano a versare per motivi che vanno ben al di la delle loro frontiere ma alimentano la vera grande mafia dei giorni nostri a livello mondiale con un nome tragico: droga. Qui inseriamo un concetto nuovo quello di droghe territoriali spiegandone la natura e le peculiarita'.
Infine ci uniamo a tutte le voci di tanti paesi che ci hanno scritto inviando messaggi per la liberzione degli ostaggi che per anni hanno sofferto in qualita' di nuovi schiavi con l'augurio che presto sia perso anche il ricordo di tante atrocita' e uno dei paesi piu' belli al mondo, la Colombia, possa incontrare il suo definitivo riscatto.

Il Direttore
Cooperazione:




a) Un disastro.... evitabile. Volando sui grandi fiumi della Colombia.
Sono da poco passate le sei della mattina del 14 giugno, un sabato che si presenta moderatamente soleggiato (la temperatura comunque gia' si avvicina ai 30° gradi) e la van gia' e' pronta di fronte ai giardini Flanagan, nel quartiere di Bocagrande, per andare all'aeroporto militare di Cartagena.
A bordo fra gli altri Yon Fernandez de Larrinoa Arcal coordinatore sub-regionale dei programmi di emergenza per l'america latina e Mario Moreno responsabile territoriale del progetto FAO-Cooperazione italiana.
Rapidamente raggiungiamo l'aeroporto dove ci aspettano Maria Claudia Paez, segretaria, Jokin Azpiroz Ufficiale dei Programmi della UNDP e Edgar Larios Redondo Coordinatore per la prevenzione dei disastri della Gobernacion del Bolivar con gia' pronto l'itinerario della giornata.
Mentre alcuni si dirigeranno via terra all'appuntamento a Magangue', tre di noi inizieremo il nostro tour aereo.
La meta e' visitare le zone piu' colpite dalle ultime inondazioni che hanno interessato migliaia di famiglie, in particolare di piccoli coltivatori e pescatori fra i fiumi Cauca e Magdalena nel sud del Bolivar (dipartimento di cui la capitale e' Cartagena).
Si inizia con una veloce riunione nella saletta aeroportuale per visionare le carte e analizzare i principali problemi.
Non dobbiamo dimenticarci che sorvoleremo e visiteremo zone fra le piu' "calde" dove solo fino a un paio di anni fa non era praticamente permesso l'accesso per la presenza di forti contingenti di guerriglieri e paramilitari che si combattevano per il possesso del territorio. Ora la situazione e' nettamente migliorata peró potenziali rischi sempre sussistono.
Tutta la nostra attenzone, studiando documenti e progetti, é rivolta a rendere possibile la vita di migliaia di persone in un territorio che racchiude quasi 15.000 chilometri di distesa di acqua composta dagli imponenti fiumi che lí concorrono e dalle grandi "cienagas" (termine intraducibile nella sua complessita' strutturale anche se impropriamente lo si puo' tradurre in palude o meglio zone paludose e acquitrini).

Dopo una frugale colazione il nostro Piper Navajo della marina militare colombiana é pronto, l'equipaggio e' composto dal capitano di corvetta George Rincon, dal tenente di fregata Gustavo Jimenez copilota e dal sottuficiale Enrique Rivera assistente técnico.
Si parte. Il rumore dentro il piccolo aereo é assordante ma il panorama affascinante. Superiamo centri abitati di diversa importanza: Plato Magdalena, Zambrano e tocchiamo per la prima volta Magangue', il centro piú importante. Seguiamo il corso del Magdalena, il fiume piu' grande ed imponente della Colombia, tante volte magistralmente descritto dal mitico Gabo (il Nobel Gabriel Garcia Marquez) e ci avviciniamo a uno dei punti strategici dove confluisce nel Magdalena stesso un altro grande fiume : il Cauca.
Qui rileviamo i primi segni delle inondazioni e i primi cedimenti delle dighe poste a protezione degli argini con i segni evidenti delle infiltrazioni nelle coltivazioni. Arrivando a Achi, punto ove il disastro nei giorni scorsi ha raggiunto l'epicentro, constatiamo come le zone alluvionate aumentino esponenzialmente.
Qui diventa molto importante sorvolare a bassa quota per evidenziare non solo i danni ma per cominciare a pensare a una analisi ricostruttiva in via definitiva, cioe'non solo temporale ma a una soluzione che possa dare maggiori certezze a popolazioni che in passato solo ogni 15-20 anni incorrevano in questi disastri naturali che ora quasi annualemente si presentano per mutamento climatico e delle condizioni ambientali. E allora e' un frenetico consultarsi fra tutti mettendo ciascuno a disposizione le diverse conoscenze e le diverse possibilita'.

Non dobbiamo dimenticare che in queste aree é presente anche la Cooperazione Italiana con una serie di progetti di cui in questo momento il piu' significativo e' quello che stiamo anche personalmente seguendo e che vede come capogruppo operativo la FAO, destinato a un numero notevole di famiglie costrette a lasciare le loro case (i "desplazados") per la furia della guerra degli scorsi anni e che prevede diverse iniziative in campo sociale e particolarmente nel settore alimentare.
Vedendo quanto grandi sono le problematiche ci rendiamo sempre piu' conto che e' necessario uno sforzo comune delle varie sigle operative e riteniamo che la presenza italiana debba essere significativa sia per l'apporto di conocenze e professionalita' che possiamo offrire sia per un concreto contributo. In questo momento penso all'amico Guido Bertolaso impegnato su molti fronti, la cui competenza nel campo della protezione civile e tutto quanto concerne, unitamente al suo passato di cooperazione, sarebbe estremamente utile e per questo ne parlo con il responsabile locale che ci accompagna promettendogli un possibile contatto che spero si possa stabilire.
Dobbiamo poi fare rotta su Monteria per rifornirci e dopo una breve sosta con l'aereo, che nel suo interno sfiora i 40 gradi, di nuovo proseguiamo questa volta verso Magangué per l'incontro con il gurppo che arriva via terra. Nel pomeriggio, mentre alcuni proseguono lungo il fiume, rientriamo in aereo a Cartagena.
Un rapido saluto e ringraziamento al pilota e all'equipaggio che si' e' dimostrato efficiente, cortese e perfetto in situazioni che non sempre sono facili e un arrivederci gia' per la prossima settimana con parte dei componenti del gruppo a Bogotá, la capitale, per analizzare i primi possibili interventi e poi ancora un appuntamento sul territorio a tutti coloro che operano in Bolivar.

Nel tardo pomeriggio finisce la prima tappa di una delle tante esperienze che, anche se indubbiamente faticose, ti fanno sentire realmente utile e ti invitano a lottare e coinvolgere tutti quelli che hanno potere o che vogliono operare in una vera lotta di civiltá e di sviluppo sociale ricordando, senza falsa retorica, che in questo piccolo fazzoletto chiamato Terra, la crescita di uno e' sempre piú la crescita di tutti.
GC

Il Piper si prepara per il decollo
Una bimba arrampicata su un albero per sfuggire all'inondazione
Casa fluviale, una soluzione temporanea per pochi fortunati

Un anziano agricoltore sfollato in un centro di raccolta
b)I Monti di Maria ... Uscendo dalla spirale
del conflitto.
Montes de Maria, un nome che qui in Colombia evoca storie di massacri, desplazamientos di massa, guerriglia e paramilitarismo. Qui si sono commesse alcune tra le peggiori atrocità del conflitto colombiano, come le stragi di Chengue e del Salado, solo per nominare le più conosciute. Basti pensare che poco meno della metá dei desplazamientos forzados durante il conflitto colombiano degli ultimi anni sono avvenute tra queste colline. Tuttora nel territorio sono presenti i fronti 35 e 37 delle Farc, la Forza Speciale Unidad Caribe, fronti dell’ELN e dell’Esercito Rivoluzionario del Popolo, così come blocchi delle AUC e delle Aguilas Negras e delle Milizie Rurali.


La situazione di guerra nella regione ha un picco di recrudescenza nel 1997, anno in cui i gruppi armati al servizio del narcotraffico si costituiscono come blocchi paramilitari federati nelle AUC, con l’obiettivo di rispondere agli attacchi della guerriglia e di impossessarsi delle terre migliori così come del corridoio strategico che porta dall’interno del paese al mar Caribe.
Attualmente le forze insorgenti sembrano essersi ridimensionate notevolmente, cosi`come la smobilitazione ufficiale di numerosi blocchi paramilitari ha posto un freno ai massacri e agli sfollamenti di massa. Le strade e i centri abitati principali sono presidiati dalle truppe dell’Armata e sembrano aver recuperato una certa tranquillità e stanno prendendo forma processi di ritorno alle proprie terre, un fenomeno impensabile appena due o tre anni fa.



Marcello Pini, Gianfranco Chiappo e Mario Moreno _(FAO)

I cambiamenti positivi degli ultimi anni hanno aperto la possibilitá di accesso, in termini fisici e di sicurezza, alla cooperazione internazionale nella regione. L’Unione Europea, attraverso la Agenzia Europea di Cooperazione e Aiuto Umanitario, ha deciso di aprire qui il Terzo Laboratorio di Pace colombiano, con investimenti in aiuti per diversi milioni di euro all’anno.
L’Italia, oltre a contribuire allo sviluppo del Laboratorio di Pace, finanzia con due milioni di dollari un interessante progetto gestito dalla FAO, l’Organizzazione per l’Agricoltura delle Nazioni Unite (con sede in Roma), che punta alla sicurezza alimentare delle popolazioni sfollate e vulnerabili dei Montes de Maria e della cittá di Cartagena per un totale di 8.000 nuclei famigliari beneficiati, con l’implementazione di orti comunitari, assistenza tecnica a contadini e senza terra, e facilitazioni al ritorno o alla riubiucazione di famiglie sfollate.


Gianfranco Chiappo, Console d'Italia, con gli abitanti
di San Pablo (Maria Labaja)

In questo contesto di rivitalizzazione di una delle terre potenzialmente piú ricche della Colombia sono molte le possibilità che si aprono per la cooperazione internazionale di intervenire nel miglioramento delle condizioni di vita degli abitanti dei Montes de Maria.
Uno dei temi di maggior interesse e complessità è senza dubbio quello della unione cooperativa dei contadini, delle loro possibilità di accesso al mercato in un paese il cui PIL crece ad un ritmo del 7% annuo, così come della valorizzazione di prodotti che non sono semplici frutta e verdura, ma il risultato tangibile della dignità di un popolo che resistere da decenni alla violenza e alla paura. Ma questo è un argomento che tratteremo nel prossimo numero...

Marcello Pini
Dipartimento di Cooperazione del Consolato Italiano di Cartagena.
Direttore Ethical Colombia.

ANA- Arriva il Gruppo Colombia:
Alpini.....nei barrios.

Ecco come inizia una giornata fuori dell'ordinario, anche se non lo e' tanto per gli alpini abituati a essere presenti in tutte le parti del mondo. Nel primo pomeriggio, e' un sabato "caliente", riunione in sede e poi ci dirigiamo verso uno dei barrios (quartieri) piu' poveri di Cartagena.
Possiamo definire il momento quasi "memorabile" perche' per la prima volta il Gruppo Alpini Colombia si muove con cappello, gagliardetto e lo striscione che ha sfilato a Bassano diretto a visitare ufficialmente a visitare una zona dove opera la fondazione italo-colombiana "Los ninos de Colombia" di cui e' presidente il nostro presidente del gruppo.
Oggi guido la piccola spedizione in funzione di Capo Gruppo accompanato in particolare da Guido Gozzi e Guido Siboldi in raprpesentanza del nostro Gruppo, infatti il nostro presidente,Gianfranco Chiappo, console d'italia a Cartagena e' stato mobilitato ed e' in volo con un aereo militare per visitare alcune aree che sono state inondate da due dei fiumi piu' grandi e famosi dell'america il Magdalena e il Cauca.
E' in viaggio con alcuni esperti FAO e Unpd per recare i primi soccorsi e valutare i danni, penso come sarebbe bello se, come in Italia, anche qui si potesse disporre di quaclhe mezzo per aiutare e non e' detto che possiamo organizzare anche una semplice partecipazione come gruppo ANA.
Torniamo a noi , dopo quaranta minuti raggiungiamo il barrio Holaya-Herrera dove ci aspetta Pedro Arias, coordinatore esecutivo della fondazione, anche lui grande amico egli alpini e iscritto come tale nel nostro gruppo, ed e', fra l'altro, un istruttore sportivo di primo piano e segue le tante micro-squadre di football che ha creato la fondazione per riunire i piccoli piu' abbandonati.
Ed eccoli i tanti bambini festanti che ci aspettano attorno allo striscione che campeggia, unitamente ai rappresentanti ufficiali del barrio e quello del sindaco della citta'.
I bimbi inneggiano all'Italia con canzoni popolari, musiche, un coro di voci e di allegria che ci rianima ogni volta e ci commuove.
Abbiamo con noi alcui regali di prima necessita' (zainetti con tue e materiale per la scuola, ecc.) che la fondazione ha destinato fra alcuni dei piccoli che sono stati "adottati" a distanza da amici italiani, purtroppo sarebbe necessario molto di piu' per i tanti che ci accolgono ma gia' questo poco e' fonte di felicita' collettiva.
Il pomeriggio e' proseguito visitando degli orti "modello" dove vengono coltivati ortaggi anche a seguito di un progetto della FAO in unione con la Cooperazione italiana.
Ed in questo caso ci sentiamo anche un po' orgogliosi per l'impegno italiano che permette di produrre in zone cosi' povere anche se le necessita' sono infinite e molto si potrebbe fare.
Ultima sorpresa, ci aspetta nientemeno che una lasagna preparate dalle madri comunitarie con bibite fresche quanto mai indispensabili per gli oltre 30 gradi che ci accompagnano.
Una eseprienza importante che sicuramente ripeteremo inaltre localita' e cdhe speriamo di poter contare anche sull'aiuto di tanti fratelli alpini italiani a cui trasmettiamo il sorriso di questi piccoli che non hanno niente ma sorridono fra i nostri cappelli alpini che spero anche in futuro impareranno a conoscere come fonte di fratellanza universale.
Gastone Vincenti.
Capo Gruppo Alpini Colombia


Il Capo Gruppo degli alpini della Colombia Gastone Vincenti osservando le coltivazioni.
Il Console Gianfranco Chiappo, Guido Siboldi, l'Ambasciatore Antonio Tarelli e Guido Gozzi nella sala riservata al Gruppo Alpini Colombia del Consolato Italiano di Cartagena.
Guido Siboldi e Guido Gozzi con una delle operatrici agricole.


Liberate.....la Cocaina!!


Mentre da piu' parti ci si riunisce, si grida, si implora ci si appella ai potenti e ad un sentimento di umanita' spesso perduto per la liberazione di sequestrati che da anni vivono in condizioni inumane (anche se pochi in questi giorni sono stati liberati) e per le migliaia di morti per guerre sempre piu' sporche in tanti paesi dell'america latina dove motivazioni politiche gia' scompaiono confuse in un unico rituale da un nome riposante e terribile (narco), con la codificazione di una normale transazione commerciale (traffico) ma dando come somma la piovra piu' terribile e divoratice di anime e corpi degli ultimi 30 anni: narcotraffico.
E allora il vero grido deve essere: liberate... la coca.

Purtoroppo interessi enormi legati e connivenze estese ma, in particolar modo, l'ignoranza, intesa nel senso piu' proprio di ignorare, hanno impedito un'analisi attenta e un coinvolgimento di coloro che potrebbero rapidamente risolvere un problema che sta sempre piu' devastando paesi interi distruggendone economie, prospettive e infiltrandosi come cellule cancerogene. Infatti con il termine lotta alla droga si fa di ogni erba un fascio e non se ne analizza la grande differrenza e le diverse ripercussioni.

Non inoltriamoci in un campo di analisi chimica o farmacologica (anche se ne varrebbe la pena e in futuro scenderemo in dettagli), ma dividiamo brutalmente e politicamente le fatidiche droghe con un concetto forse nuovo ma illuminante: droghe territoriali e no.
Esemplifichiamo il concetto: la maggioranza delle droghe odierne, che possiamo definire chimiche, si possono produrre in piccoli locali-laboratorio in ogni parte del mondo e poi vi sono le droghe territoriali in particolare cocaina e eroina dove assistiamo a una modificazione di sostanze totalmente naturali e, per la coca, di uso antico e tradizionale in droghe ad alto valore economico.

La differenza e' enorme sul piano umano e politico infatti se le prime sono frutto di produzioni che non coinvolgono interessi esterni le territoriali convolgono intere popolazioni spesso totralmente estranee al processo ma che ne vengono coinvolte per motivi territoriali. Assistiamo allora a quelle che, sotto false etichette dall'ideologico al commerciale, sono semplici lotte di conquista del territorio per poter coltivare le piante, inizialmente solo piante, per poi trasfornarle chimicamnte nell'alcaloide finale.

Conseguenze: stragi, sequestri, allontanamento forzato di centinaia di migliaia di persone per sottrar loro il territorio, arruolamento di minori e via discorrendo. Ed allora anche a una analisi superficiale gia' appare la differenza evidente fra i ivari tipi di droghe e quale immensa pericolosita' sociale abbiano le territoriali che va ben al di la del loro pòtenziale tossico. Il proibizionismo della cocaina innesca fenomeni di una tale complessita' che non se ne giustifica minimamente l'essere, cerchiamo quindi di fornire una analisi rapida dei dati principali.

In base a dati ultimi e a conversazioni con studiosi e operatori del settore sembra che la cocaina non rappresenti oggi che un modesto 5% dei traffici generali (personalmente credo che sia un dato sottostimato) e quindi ancor piu' si giustificherebbe la sua liberalizzazione (ovviamente parliamo di una liberalizzazione con tutti gli accorgimenti preventivi e assistenziali del caso che mi esimo dal descrivere) ponendo fine in poco tempo a lotte terribili (la Colombia ne e' l'esempio eclatante) dove con un'attenta analisi scorgiamo che il fiume di sangue al 90% e' provocato per l'acquisizione di territorio e nuovi schiavi che coltivino la cocaina.

Gia' solo questo fatto giustificherebbe piu' che ampiamente la invocazione del titolo ma ancor piu' se applichiamo una semplice logica che vale per ogni terapia, se, anche solo prendendo in esame gli ultimi dieci anni, vediamo che il fenomeno droga, nonostante l'immenso afflusso di denaro e mezzi e' in costante aumento percio' occorre...cambiare terapia.
Gianfranco Chiappo

 
Spettacoli di ogni giorno e in ogni parte del mondo, vite spezzate e altre che si spezzeranno, fiumi inarrestabili e che ogni giorno....aumentano.

 

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